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Che musica ascolti mentre guidi?

Che musica ascolti mentre guidi?

C’è chi dice di non essere capace a fare due cose contemporaneamente..ma se ci pensiamo bene, quando si è al volante, chi è che non ascolta anche la musica?

Questa, è la nostra compagna perfetta, in percorsi brevi ma anche in viaggi lunghi..che ci distende e fa divertire, anche nei momenti stressanti, come la coda a cui ogni mattina andiamo incontro prima di immetterci in tangenziale o al ritorno alle sei di sera, appena usciti dal lavoro..

E voi cosa amate ascoltare al volante?

Preferite ascoltare trasmissioni radiofoniche, intervallate dalle ultime hit del momento, o preferite concentrarvi sul vostro cd?

Per i più fortunati, che hanno appena comprato un auto e accesso un finanziamento auto, ci sono anche gli optional per gli ipod o le chiavette usb, che si collegano immediatamente al vostro impianto stereo..

Io personalmente sono ancora della vecchia scuola, ho una normalissima auto-radio con il cd, che inserisco abitualmente, con le mie hit preferite!

La sera invece, mi capita più spesso sentire trasmissioni radiofoniche, a cui a volte partecipo anche, se le ritengo interessanti!

E voi invece? Amate canticchiare da soli la vostra canzone preferita o preferite usare la tecnologia, e sentire “a palla” la vostra auto-radio!

Mi raccomando, tenete moderato il volume, altrimenti certe cose non potrete neanche avvertirle, come un’ambulanza in velocità, che ha bisogno di superarvi..

Alla prossima puntata!

Laura Sangalli

Video musicali e lo spirito di emulazione

Video musicali e lo spirito di emulazione

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Quanto può, un video musicale, influenzare la mente di giovani ragazzi, fino a spingerli ad emulare le situazioni viste nella finzione di uno schermo?

Un interrogativo che ultimamente ricorre nei discorsi della cronaca quotidiana, dove vediamo sempre più giovani, che come se fossero nella realtà cinematografica, decidono di emulare i loro idoli, compiendo gesti veramente inconsulti..

Nei video, oltre agli stunt man, molte cose sono sviluppate a computer, per poter stupire e coinvolgere sempre di più lo spettatore..ma un bambino, davanti al suo pc o seduto davanti alla tv, se non assistito da un adulto, non potrà mai capire, che era tutta finzione..

Infatti secondo me l’interrogativo da porsi, è se gli adulti, se i loro genitori, li assistano per davvero, oppure li parcheggino semplicemente sul divano, per potersi godere del tempo per se stessi..

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Avere un figlio è un impegno…non ci si può dimenticare della fragilità della sua mente..non si può pensare che se guarda la tv, lo fa solamente per rilassarsi come facciamo noi la sera, stremati dal lavoro..per lui magari diventa un gioco che stimola la propria creatività, rischiando di vederlo poi emulare tali gesti..

Un conto sono le pubblicità o i film sulle macchine, sull’ assistenza stradale lancia, o i documentari sulla natura…un conto i video musicali e i videogiochi violenti, che possono addirittura spaventare e creare dei traumi più seri..

Voi cosa ne pensate cari amici?

Alla prossima puntata!

Laura Sangalli

 

 

Ritornano i Train.

I Train.

I Train ,ovvero Pat Monahan (voce), Jimmy Stafford (chitarra), Scott Underwood (batteria), in 15 anni di carriera, hanno lasciato il segno nel panorama della musica con il brano “Drop of jupiter” (Tell me), vincitore di due Grammy, ed i singoli “Meet Virginia” e “Calling all Angels”, con i quali hanno raggiunto i vertici delle classifiche di tutto il mondo. La band si è formata a San Francisco nel 1994 ed ha conquistato negli anni dischi multiplatino. Dopo la pubblicazione di “For me, It’s you”, nel 2006, i Train si sono presi una pausa di tre anni, ora,tornano con il quinto album “Save me, San Francisco” (Sony Music). In questo nuovo disco, la band rievoca i vecchi tempi, rivisitando il sound roots rock che l’ha contraddistinta, scoprendosi più unita che mai. “Prenderci una pausa ci ha fatto venire voglia di suonare insieme, ci siamo resi conto di quanto eravamo importanti gli uni per gli altri, e prenderci un paio di anni di pausa ci ha aiutati a pensare a noi stessi e a cosa potevamo offrire alla band, anzichè a quello che il gruppo non ci stava dando”,questo afferma Pat Monahan, riferendosi al periodo relativo al ritiro dalle scene. I Train hanno trascorso i mesi di aprile e maggio 2009, chiusi nei Kensaltown Studios di Londra insieme al produttore Martin Terefe, cui Monahan riconosce il merito di aver aiutato la band a “tornare alle radici del primo album”.

Save me, San Francisco, attinge al sound della band, richiamando il blues ed il rock dalle venature folk che ha reso famoso il gruppo. “E’ piuttosto essenziale – dice Monahan riferendosi al disco – ma d’impatto, perchè ci sono melodie molto orecchiabili, che penso siano più importanti di qualsiasi artificio della produzione”.

Farfaruga.

The Cranberries – Everybody else is doing it, so why can’t we? (1993)

Everybody else is doing it, so why can't we? - The Cranberries


Con il lunghissimo titolo Everybody else is doing it, so why can’t we?, i The Cranbierries esplosero sulla scena musicale di inizio anni ‘90. L’ascesa, in realtà, culminò in uno scoppio leggermente ritardato. La genesi del gruppo, la firma con le varie case discografiche e persino la scelta della cantante si rivelarono particolari che rallentarono il loro successo. Dolores O’ Riordan, talentuosa vocalist irlandese, si rivelò la mossa giusta per sfondare: fu ‘assunta’, infatti, quando si presentò alle audizioni cantando un pezzo scritto anni prima, Linger. Quello che diventò uno dei pezzi di punta dell’album, sarà anche la grande hit che sdoganerà i The Cranberries in America. Everybody else is doing it, so why can’t we? è, forse, il lavoro più riuscito della band, di sicuro il più genuino. Tutta l’incertezza degli esordi sembra essere tutta in questo pugno di canzoni, sorrette dalla fantastica voce di Dolores e dall’ottima scrittura musicale della band.

Linger e Dreams, i due singoli promozionali, riassumono al meglio il mood del disco: acustico e intimistico. Wanted e How terranno banco nei live della band anche per i prossimi decenni, cantate all’unisono da orde di fan che, all’uscita dell’album, forse ancora non erano nate. I still do è l’intro ideale non solo per le dodici canzoni del progetto, ma per l’intera discografia successiva della band. Da segnalare Pretty, di cui nel 1994, anno in cui la band scalerà le classifiche mondiali con il secondo album, No Need To Argue, sarà realizzato un bellissimo mix per la colonna sonora del film di Robert Altman, Prêt-à-Porter.

Carmine Della Pia

Fallen, Evanescence (2003).

Fallen - Evanescence


Era dagli anni ’90 che una donna non salisse sul podio del rock. Courtney Love e Shirley Manson, così come Alanis Morissette e Dolores O’Riordan, erano state le regine del genere, ma dopo il graduale declino delle band e della stessa Morissette, sempre più orientata al pop-acoustic, era una ventunenne del lontano Arkansas a spuntarla. Amy Lee con i suoi Evanescence debuttava nel luglio del 2003 con un album che avrebbe scalato le classifiche mondiali fino a restarci per almeno un anno e mezzo. Già apparsi nel film Daredevil, ma solo sotto forma di colonna sonora, gli Evanescence sono ben accolti da pubblico e critica già dal primo singolo, Bring me to life. Musica gotica, rock, quasi metal, a tratti, che raggruppa i consensi della massa per far storcere il naso ai veri cultori del genere, che denigrano Amy Lee e compagnia relegandoli al rock commerciale.

Bagarre a parte, il risultato del lavoro sta in un disco decisamente al di sopra della media, Fallen. Atmosfere cupe ruotano intorno a testi scritti dai due sin dall’adolescenza. Going under racconta di una relazione finita male, e la già citata Bring me to life di quell’incontro che salva la vita, che ti riporta alla luce. I testi, dopo ripetuti ascolti, possono risultare monotoni, ma il disco è ben suonato, e la voce di Amy Lee resta l’elemento portante del progetto. Da segnalare due pezzi in particolare: My last breath, con sapiente e improvviso uso di sintetizzatori e My immortal, splendida ballad sorretta da un piano maestoso.

Carmine Della Pia

Post orgasmic chill, Skunk Anansie (1999).

Post orgasmic chill - Skunk Anansie


Post orgasmic chill è il terzo e, finora, ultimo album degli Skunk Anansie. Se la band non sembra particolarmente proficua in studio, lo è sicuramente sul palco. Saltuariamente la vocalist Skin, che nel frattempo aveva avviato una carriera da solista sempre più orientata al pop, si riunisce con i compagni di band e, pur non avendo alcun album da pubblicare, suonano nei palazzetti chiamando orde di fan che non hanno li mai dimenticati. L’album, pubblicato nel 1999, è il lavoro di maggior successo commerciale degli Skunk Anansie. Preceduto dal singolo Charlie Big Potato, pesante invettiva contro gli abusi sui minori, accompagnato da un videoclip quasi horror, il progetto rappresenta la sintesi perfetta di quanto registrato finora: rock e ballate acustiche sorrette, quasi interamente, dalla voce unica di Skin.

Secretly, una toccante ballata su un movimentato rapporto di coppia, diventerà uno dei pezzi più famosi della band, insieme a You’ll follow me down. Hotel on my tv sembra essere una denuncia al razzismo, come già cantato nel primo album Paranoid and sunburnt, nel pezzo Intellectualise my blackness. Sarà proprio Skin, in seguito, a parlare del suo rapporto con la presunta diversità a cui, non nasconde, spesso pensa di appartenere: “Una cantante di colore bisessuale che canta di politica! Ci sono delle circostanze che mi spingono a scrivere canzoni del genere quasi di getto, istintivamente”. E continua: “Sono in molti a pensare che se sei una cantante di colore allora devi cantare soul e r’n b, non puoi suonare rock. Quando io e i ragazzi ci presentavamo alle porte delle case discografiche, ci spedivano nella sezione soul, senza neanche averci ascoltati”.

Carmine Della Pia

Bleed like me, Garbage (2005).

Bleed like me - Garbage


I migliaia di fan di una band talentuosa come i Garbage dovettero attendere molto per il ritorno al successo. Se Beautifulgarbage, pubblicato nel 2001, non aveva entusiasmato come i lavori precedenti, Bleed like me del 2005 segnò il ritorno ai fasti della band. Capitanati da Shirley Manson, i Garbage hanno realizzato un progetto particolarmente travagliato. Prima un’operazione alle corde vocali per la cantante, poi litigi interni al gruppo che causano uno scioglimento momentaneo, sul finire del 2003. In seguito, il ritorno in studio, collaborazioni d’eccezione con Dave Grohl dei Foo Fighters e John 5 dei Marylin Manson, e una nuova ispirazione. Bleed like me è il miglior album dei Garbage da Version 2.0, targato 1998. Le sonorità rock-garage ricordano i primi singoli di una band in continua evoluzione, anche se non sempre capita da pubblico e critica.

Why do you love me è il primo singolo, e spiana la strada dell’intero lavoro: rock, rock e ancora rock. La conturbante voce di Shirley resta pregevole come ai vecchi tempi, e sa alternarsi tra ballate e pezzi più movimentati. Run baby run è una canzone quasi new wave, forse l’episodio più riuscito dell’album, insieme a Right beetween the eyes, ideale seguito. Il Bleed like me Tour accrescerà il successo dell’album, ma sarà interrotto di colpo. Video ed esibizioni live per i vari festival estivi aiutano il progetto a volare alto nelle classifiche, portando i Garbage nuovamente tra i grandi nomi della musica. Da segnalare i quattro video girati da Sophie Muller: Why do you love me, Sex is not the enemy, Bleed like me e Run baby run.

Carmine Della Pia

No need to argue, The Cranberries (1994).

No need to argue - The Cranberries


Nei primissimi anni ’90 la scena musicale irlandese donava, dopo i redivivi U2, un altro gruppo che potesse rappresentare la Repubblica nel resto del mondo: The Cranberries. L’album di debutto è pubblicato nel 1993: Everybody else is doing it, so why can’t we?, una buona raccolta di pezzi acustici sorretti quasi interamente dalla voce della bravissima vocalist, Dolores O’Riordan. Il successo mondiale arriva nel 1994, quando viene rilasciato No need to argue, secondo album della band. Il suono del gruppo e la voce della cantante sembrano, d’improvviso, più maturi, nonostante fosse trascorso solo poco più di un anno dalle ultime incisioni. La prima traccia, Ode to my family, è una dolcissima ballata acustica impreziosita da un giro di archi che, insieme, alla voce di Dolores, sembrano cullare l’ascoltatore, o qualunque famiglia cui si dedichi ‘l’ode’.

Ridicolous thoughs e I can’t be with you sembrano scostarsi dai suoni cupi e gravi, sfoderando l’anima rock della band, ma l’intero progetto sembra poggiarsi su un sottofondo musicale triste, mantenuto anche dai testi. Zombie, il gioiello dell’album, è una denuncia alla guerra tra cattolici e protestanti, scritta in seguito agli attacchi di Warrington, Irlanda, nel 1993, dove due bambini persero la vita. Dolores dedica la canzone a Jonathan Ball e Tim Parry, rispettivamente 3 e 12 anni, le uniche vittime di quella guerra d’indipendenza irlandese che “sembra non finire mai”, come afferma la stessa Dolores. “La canzone è dedicata alle due piccole vittime di quell’infame lotta. Non riguarda l’Irlanda del Nord, riguarda solo due bambini che hanno perso la vita a causa di quello che è successo nell’Irlanda del Nord”. Ispirata da The town i loved so well di Phil Coulter, scritta sulla Domenica di sangue irlandese del ‘72, dove 14 persone morirono a causa delle bombe sganciate tra cattolici e protestanti, il pezzo sarà scelto come primo singolo dell’album, e, ad oggi, resta forse la canzone più celebre del gruppo, destinato ad avere lunga vita nel mercato discografico.

Carmine Della Pia

Version 2.0, Garbage (1998).

Version 2.0 - Garbage


Negli anni ’90 imperversavano su MTV con una serie di videoclip innovativi e colorati. Shirley Manson, la conturbante leader dei Garbage, rappresentava l’anima della band, come in tanti altri casi: vedasi The Cranberries o No Doubt, dove le signorine messe al microfono diventano icone della musica, della moda e del gruppo stesso. Nel 1998 esce Version 2.0, secondo album dei Garbage dopo il folgorante debutto con l’omonimo cd, pubblicato tre anni prima. Partito leggermente in sordina, il lavoro inizia a raccogliere i consensi del pubblico proprio dopo gli innumerevoli passaggi dei fantastici video che accompagnavano alcuni singoli. Push it è un vero e proprio cortometraggio diretto da Andrea Giacobbe: scene a metà tra un sogno ed un episodio di Twin Peaks accompagnano un pezzo high tech di notevole livello.

I think i’m paranoid mette in mostra le labbra e le gambe della bella Shirley, impreziosita da bianco e nero e abitini succinti, mentre Special, il pezzo migliore dell’album, è ancora una volta un video ad alta tecnologia, dove una fitta trama fantascientifica vede ‘la nostra’ lottare contro il resto della band. Se c’è qualcosa di cui l’album risente è proprio l’eccessiva preparazione estetica. Lo si nota dai video, super patinati, o dalla musica, forse troppo high tech per un gruppo che ha alla batteria Butch Vig, produttori di un certo Nevermind dei Nirvana. Rispetto al primo omonimo album, al band colleziona forse un lavoro troppo impeccabile dal punto di vista puramente tecnico, che stenta ad emozionare come un buon album rock dovrebbe. Pezzi come Special, Medication e You look so fine, rappresentano, comunque, un’eccezione a quanto affermato: Shirley Manson , in alcuni pezzi, affascina in ogni modo, che sia calda o glaciale.

Carmine Della Pia

Hibernation, Chrisma (1978).

Hibernation - Chrisma


Amano definirsi “i nonni della techno”, a quasi trent’anni dall’esplosione del loro successo. I Chrisma, diventati poi Krisma, sono Maurizio Arcieri, ex leader dei New Dada, e Christina Moser, sua legittima consorte. Una coppia che ha dato vita ad un sodalizio artistico iniziato dal punk londinese di fine anni ’70 fino alla techno dance degli anni ’80, per proseguire in una serie di collaborazioni, tra musica e tv, sempre all’insegna dell’innovazione e dell’avanguardia. Il termine è giusto per sintetizzare i contenuti di Hibernation, secondo album targato 1978, primo vero successo del duo che sdogana il loro sound anche all’estero. Da Aurora B, uno dei primi video musicali, super censurato per scene di amplessi e suicidio, fino a Got got electron, primi esperimenti di elettronica all’italiana, il disco è una perla per chi è alla ricerca di quanto più innovativo si è fatto negli ultimi 30 anni.

I violini quasi ossessivi di We r rappresentano uno splendido motivo che risulterebbe poco attribuibile ad un ex cantante beat impegnato in lunghe e notturne jam sessions con la sua consorte, ex fan svizzera del gruppo di cui era leader. Calling apre l’album e le sue schitarrate elettriche ricordano che dietro l’estro del duo si nasconde un incontro fondamentale, avvenuto a Londra poco tempo prima. Un certo Vangelis, che in futuro sarebbe diventato celebre per la composizione di colonne sonore del calibro di Blade Runner (cui collabora anche lo stesso Arcieri) e Momenti di gloria, Oscar alla migliore colonna sonora nel 1982. Tra i pezzi migliori segnaliamo We r e, soprattutto, Aurora B, intrisa di fascinazione francese anni ’30.

Carmine Della Pia